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21.3.2008
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L' avvocatessa
Michela spense il pc dell’ ufficio assai presto quella sera, era stata una giornata che come tante altre in quello studio non le aveva richiesto un impegno particolare. Da qualche giorno le sue incombenze professionali non le davano davvero pensiero, e anzi erano proprio i pensieri che questo vuoto lavorativo produceva a rimescolarle l’ animo come mai le era accaduto prima d’ allora. Si guardò le calze a rete a intreccio x trovarvi qualche improbabile smagliatura e diede un occhiata agli scarponcini griffati col tacco basso che portava da qualche tempo, domandandosi perché e in quale modo si fosse convinta a non indossare più i suoi amati texani originali che d’ inverno erano un suo marchio di garanzia per la sua immagine pubblica. Uscì e si avviò verso il metrò quando ancora non erano le sei di sera.
Quel giorno in ufficio era stata sola fin dal primo mattino e un sottile senso d’ angoscia si era fatto strada nella sua mente nonostante le molte telefonate di lavoro non la lasciassero mai veramente sola. Capiva che la sua ansia derivava dal fatto che avrebbe voluto che LORO fossero lì assieme a lei, perché tra tutti i pensieri che le affollavano l’ animo inquieto il più impellente era sapere dove loro fossero e soprattutto sapere quando li avrebbe rivisti.
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